di Elisabetta Civallero

Adiacente a un centro di raccolta ecologico di un paese della Provincia Granda, c’è un container: “armadi, tavoli, letti, comò, … coperte, piatti, tazzoni e platò…”, con due volontari che accolgono e...

distribuiscono in base alle esigenze. Tenerezza! Si respira profumo di povertà, forse di emarginazione (cosa non difficile in questa bella società), ma di semplicità, quella dignitosa, che rappresenta i valori veri per godere di qualche momento di serenità.
La comitiva arriva con due auto, un pick-up e un fuoristrada con carrello: c’è un alloggio da arredare. Sax (nome di circostanza) ha trovato ad affittare, si è sposato e deve preparare la sua dimora. Che agitazione! La signora responsabile, una settantacinquenne vulcanica, pilota di rally nei giorni verdi della sua vita, comanda a bacchetta, preoccupata di lasciar mancare qualcosa al giovanotto. Si sceglie tutto quello che può servire e che può essere sistemato nei locali, non grandi… «E prendi questo, e prendi quello; questo ti può servire, quello è ancora in buono stato…», viene suggerito.
Conclusione: sui vari mezzi non c’è più lo spazio di un centimetro. Al pick-up si lascia aperta la sponda posteriore, sperando di non fare “brutti” incontri durante il percorso.
Saluti, ringraziamenti e si forma la colonna. Mancano soltanto le bandiere, poi si potrebbero anche suonare i clacson.
Un’accecante dentatura bianco-avorio spicca in un sorriso pieno con occhi gioiosi: la casa è arredata con design particolare, firmato Solidarietà.
E il Re risponderà: «In verità vi dico: ogni volta che l’avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me» (Matteo, 25, 40).

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