di Silvia Micioni

Anche quest’anno è tornato. Lo sento. Sì, è proprio lui: “Il profumo di fine anno”! Da un lato questo profumo è insolito, sorprendente, dall’altro è già conosciuto, è come un déjà-vu.

Gli ultimi giorni di scuola si respira un’aria particolare, mi verrebbe da dire una ‘strana adrenalina’. Stanchezza e pesantezza di un anno passato a lavorare e a studiare, si fanno sentire. E, di certo, un velo di nostalgia per i compagni che rivedrai solo a fine estate, per gli alunni che tanto ti hanno “fatto disperare”, ma che concludono il ciclo di studi. Oppure incertezza, per chi come me, avendo una situazione di precariato, non sa se il prossimo anno lavorerà nella stessa scuola o, addirittura, nella stessa città.
La sensazione degli “ultimi giorni” sale dalla pancia, arriva al petto e ti fa battere il cuore e avresti voglia di piangere e ridere allo stesso tempo. È una sensazione di nostalgico stupore: “Ma, come… è già finito un anno?” e, allo stesso tempo, una sensazione di gioia: “Finalmente è finito!”.
Sarebbero tante le parole da spendere per “concludere in bellezza” e tante le persone da salutare; tanti i discorsi di raccomandazioni e di incoraggiamento da dire; tanti i buoni propositi da fare… Ma, il sentimento che prevale su tutti, in questo momento, è quello di gratitudine per le persone, i compagni, i colleghi, gli alunni incontrati che, indubitabilmente, sono stati essenziali per il nostro cammino.

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