di Costanza Lerda

Patrik Zaki, detenutoQuesto giovane studente egiziano è in carcere da un anno. Tempo doloroso per lui, per i suoi familiari, per i suoi compagni di università, per l’Università stessa, considerata nella sua organizzazione.

Anche Bologna, la città dove viveva, si è mobilitata ed in seguito si sono aggiunte organizzazioni umanitarie, gruppi, associazioni. Tutto ciò evoca qualche considerazione. Attenti, attenti alla salvaguardia dei diritti umani, per tutti, all’importanza di non abbandonare chi può, suo malgrado, incappare in “incidenti” come questo.
La vicenda di Patrick Zaki tira fuori da ciascuno di noi l’indignazione necessaria per non lasciarci mai sopraffare dalla lontananza, per non permetterci di dire che non possiamo fare nulla. Ci costringe a confrontarci con altri, a condividere iniziative, a prendere posizione. Invoglia a considerare quanto è piccolo il mondo e scuote le coscienze immaginando le sofferenze altrui.
Chissà, quando uscirà, che ragazzo sarà diventato? Chissà le conseguenze per la sua psiche? e la sua vita?
Per chi si è interessato ed appassionato alla sua sorte, rimanga la consapevolezza che bisogna sempre stare all’erta. Ma non solo, altresì la certezza per lui che, sapere tante persone al suo fianco, impegnate in azioni tese alla giustizia, possano essergli di aiuto e di conforto.
Il ricordo attivo delle sue sofferenze fa bene a lui, ma fa bene anche a noi, cittadini del mondo. Occhi spalancati ed orecchie ben aperte per non lasciarci sfuggire nulla ed organizzarci di conseguenza. Per non dimenticare che è responsabilità di tutti non abbandonare una sola persona privata dei suoi diritti.

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Il fatto in Controluce

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