di Angelo Fracchia

«Tuo fratello risorgerà». «Sì, certo, nell'ultimo giorno». Quella di Marta è già una fede intensa, profonda, che sa affidarsi senza chiedere...

di vedere segni, certezze. Saluta Gesù chiamandolo Signore, definendolo Cristo e Figlio di Dio che deve venire nel mondo. Nulla di essenziale pare debba stupirla, pronuncia per prima alcune tra le parole più complete di fede in Gesù.
Questo nulla toglie alla sua sofferenza. Perché la fede in Cristo, anche una fede completa e matura, non toglie il dolore delle separazioni (come non toglie, in altri passi, la sfida del dubbio). Marta è la credente perfetta, che piange e si tormenta per la morte del fratello.
Tra le righe, anche lei pare avanzare una richiesta cui quasi non crede lei stessa per prima: «Anche ora so che, qualunque cosa tu chiederai a Dio, egli te la concederà». Ma non insiste, sembra intimidirsi per la sua quasi richiesta. Che però Gesù ascolta e condivide. Perché il Dio di Gesù non è un Dio di leggi rigide ma prima di tutto di relazioni. E nelle relazioni spesso veniamo sorpresi, stupiti, pur conoscendo già chi amiamo. Dio è così: potrà sorprendere anche il credente più profondo; anzi, proprio questa fede profonda, questa intimità di chi non mette alla prova ma è aperto ad accogliere l'altro, è la condizione migliore perché Dio sorprenda. E non riserva mai sorprese se non nella direzione della vita e del bene.
V Domenica di Quaresima A Leggi il vangelo secondo Giovanni 11,1-45

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