di Costanza Lerda

È questo il titolo di un programma di Rai1, in onda lo scorso autunno, in cui Bebe Vio, oro nel fioretto individuale alle Paraolimpiadi di Rio 2016, ha indossato le vesti di conduttrice televisiva.

Per sei volte ha accolto, in un ambiente coloratissimo ed arredato con oggetti personali, persone comuni e personaggi appartenenti al mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo che le hanno raccontato le loro storie “ferite”, senza nascondere cicatrici fisiche e psicologiche.
«La frase, “La vita è una figata!”, l'ho sentita la prima volta a 11 anni, quando fui dimessa dall'ospedale. A pronunciarla fu mio padre», ha raccontato Bebe, nata a Venezia nel 1997, che pratica la scherma dall’età di 5 anni e che a 11 subì l’amputazione degli arti a causa di una meningite fulminante. Ride, scherza, prende in giro con naturalezza utilizzando l’ironia e non la commiserazione.
Gli “amici” che si sono succeduti erano accomunati dal fatto di avere una storia da raccontare, piena di ostacoli, ma anche di speranza, proprio come la sua. Bebe chiede loro in conclusione: «Perché la vita è una figata?». Le risposte: perché la vita è imprevedibile e ogni giorno è sempre nuovo, perché il segreto della felicità sta nell’attimo presente, perché quando ci si rialza si è più forti di prima, ...
Bebe riesce a prendere in giro se stessa, con naturalezza, ma anche gli altri, senza paura di ferirli con l’ironia. Conclude: «Quella de “La vita è una figata!” è stata una bellissima esperienza ma, e tutti gli sportivi lo sanno, non esiste un'emozione più grande di quella che ti regala lo sport».

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