di Costanza Lerda

Lo chiamerei il “coraggio del bene” l’azione di disobbedienza civile che alcuni abitanti della valle Roya (come l’associazione Roya citoyenne) e altri cittadini, italiani e francesi, stanno portando avanti...

da mesi accogliendo e aiutando profughi che vogliono espatriare in Francia, ahimè senza possibilità alcuna. Cédric Herrou, contadino di 37 anni, inconfondibile nel suo abbigliamento di montanaro, con berretto e scarponi, è venuto la scorsa primavera da Breil sur Roya a Cuneo: in un incontro, assai partecipato e affollato, ha spiegato che per lui, agricoltore di quella valle, il non lasciare a loro stessi i migranti che incontra è rispondere a un imperativo etico e umano, semplicemente, prima che impegno politico. Per alcuni è un eroe, per altri un delinquente; inizialmente aiutava i migranti a espatriare e ora che non è più possibile li ospita in un campeggio “improvvisato”.
Altri cittadini - come lui - nel tentativo di aiutarli, hanno rischiato sanzioni giudiziarie, hanno dovuto presentarsi alle autorità di Nizza per difendere e spiegare la loro azione semplicemente umanitaria, hanno subito processi e condanne, affrontando sanzioni amministrative e pecuniarie, vissute da tutti come una vittoria non incorrendo per il momento in pene detentive.
Capita a volte nella storia che, di fronte a interrogativi morali e umani particolarmente rilevanti, non si possa più soltanto essere obbedienti e osservanti della norma, della legge, ma occorra un passo in avanti, un coraggio maggiore, di infrangere anche la legge per salvare vite umane e salvaguardarne i diritti. Accusato di aver facilitato l’ingresso, la circolazione e il soggiorno di immigrati irregolari, «È normale che io sia sotto processo» afferma Cédric Herrou «il mio è un atto politico».

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