di D.A.A., da Carcere di Cuneo

Rose nella notte, carcereEro un bambino quando la povertà
rubò i confini del mondo.
Non potevo fare niente a differenza della società,
in fondo,...


che rubò la voce mentre urlavo alla fontana,
mi rubò la voce, rubò il pozzo, rubò il sonno e il recinto del sonno.
Rubò me e il letto,
ma io presi il volo. Feci presto.

La povertà rubò il sole da me disegnato sul muro,
i miei sogni nascosti nel cuore debole ma duro.
Rubò il muro, la lampada andò in frantumi.
Rubò i libri e rovistò,
poi, soddisfatta, verso di me guardò.

La povertà rubò i quaderni dei bambini.
Rubò i giochi e, con tutti, si vantò.
Rubò i bambini e s'involò.
Ma l'amore del tempo, generoso, molti di loro li salvò.

Restarono da soli come fiori di sambuco,
da soli a cogliere le foglie del tempo astuto.
Chiudono la foresta e restano come le gocce di pioggia,
erba abbarbicata alle pareti sul mio libro.
Tu speranza hai dato luce alle rose della notte,
hai scacciato il male e maledetto la morte.

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