di M., carcere - Cerialdo Cuneo

Sento che sto scomparendo, un attimo in più e soffoco. Io non posso stare chiuso, soffro di questa malattia da quando ero piccolo. Questa cosa mi uccide, non ce la faccio più.

Quando mi chiudono dentro la cella, mi sento soffocare, come strangolato, e penso a molte soluzioni brutte contro me stesso. Sto cercando un aiuto, sto ancora cercando…
La vita dentro il carcere è sempre la stessa, non cambia mai. Domenica è come il lunedì, la gente è sempre la stessa, si sente sempre parlare di condanne, omicidi, rapine, non c’è dolcezza di vita vera, e non ti rendi più conto di che cosa c’è fuori…
Adesso capisco che cos’è la libertà! Cercherò di addolcire la mia vita e farò il possibile per viverla felice, come la gente che vive fuori dalle sbarre. Ormai ho capito che cosa sono una gabbia e una prigione: ferro e muro, con molta tristezza e sofferenza. Non vedi mai il sole, non senti il canto degli uccelli, è sempre buio, le giornate sono tutte uguali. In carcere incontri sempre la stessa gente, la giornata passa molto lentamente, sempre lo stesso stress. Non vedi un detenuto che abbia il sorriso sulle labbra. Qui le persone stanno morendo ogni giorno di più, hanno bisogno di aiuto, vogliono urlare ma non possono farlo, sono circondati da tutte le parti: dal male, dalla sofferenza. Non hanno nemmeno più una speranza, hanno perso tutto: famiglia, vita e libertà.
Allora, come volete che ci teniamo in vita in questo posto?
Ho tanta voglia di una vita dolce e tranquilla. Non sono più quel ragazzo selvaggio che non capisce la vita e la libertà come è fatta. Ho visto tanto male e non voglio più quella vita senza senso. Sarò onesto con me stesso e con la gente. Voglio essere felice per tutto il resto della mia vita: questo è il mio sogno: una vita in pace!

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