Il 30 dicembre 2006 sono partita da Salerno. Avevo superato un concorso e la sede che mi era stata assegnata era Cuneo.

Ero felicissima di aver trovato un lavoro. L'avevo desiderato fortemente ed era arrivato. Ma non ero tanto contenta della sede. Non conoscevo il Piemonte, né Cuneo, se non per la famosissima battuta di Totò. Ma la cosa ancora più grave è che non conoscevo nessuno in tutto il Piemonte. Ricordo che il mio viaggio in treno è stato molto triste; stavo lasciando i miei affetti, i luoghi dove ero cresciuta, in poche parole le mie certezze, per un qualcosa di indefinito. Avevo prenotato una stanza d'albergo per i primi giorni, in attesa di una migliore sistemazione. Ma, grazie ad una mia collega, ho saputo che c'era un posto gestito dalle suore: la "Casa della Giovane", in cui da poco si era liberata una stanza. Da quel momento quella è diventata la mia famiglia per 4 anni. Lì ho conosciuto altre ragazze nella mia stessa situazione, anche mie conterranee, ma anche tante ragazze straniere. Alcune di esse mi sono davvero rimaste nel cuore per la loro generosità e per la loro ricchezza interiore, capaci di darti tanto con poco. Con alcune di esse l'amicizia continua a rafforzarsi anche al di fuori della "Casa della Giovane". Con altre ci siamo perse di vista, ma restano i ricordi, e sono altrettanto belli. Tra i tanti, ho il ricordo nitido di una ragazza originaria dell'Etiopia che parlava quasi niente italiano, venuta a Cuneo in cerca di lavoro per aiutare i suoi familiari rimasti in Africa, e che ogni sera faceva trovare al centro del tavolo in cucina un piatto con dei cereali tostati, che erano una prelibatezza della sua terra. Ho ancora il ricordo, inoltre, di una cara ragazza di origine rumena con cui ho trascorso il primo Natale lontano dalla mia 'famiglia e con'la quale abbiamo organizzato un bel pranzetto per distinguere quella giornata dalle altre, con gioia, nonostante la tristezza interiore. Non che la convivenza sia sempre stata facile. Condividere la cucina, il bagno, può essere anche frustrante alcune volte, ma la cucina è stata anche e soprattutto occasione di incontro e di festa per noi ragazze. Tante volte siamo rimaste lì a chiacchierare fino a notte fonda, con il rischio che le suore ci richiamassero. Le suore avevano sicuramente un ruolo difficile nel gestire tante personalità diverse, ma devo dire che erano in grado di dosare la giusta quantità di severità e dolcezza. Adesso ho più amicizie, ho una mia casa, ho i miei spazi, e nessun tipo di controllo, ma la permanenza alla "Casa della Giovane" resterà comunque nel mio cuore, come un' occasione fortunata che mi è capitata in quel periodo della mia vita, in cui avevo tanto bisogno di calore umano.

Lucia

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