di Angelo Fracchia

I 2 discepoli sulla strada di EmmausIl brano dei discepoli di Emmaus è stato pensato da Luca per darci un modello di come dovrebbe funzionare l’incontro con Gesù nell’Eucaristia. E se provassimo a fare un gioco e adattarlo...

alla situazione nostra? Di certo Luca non se ne offenderebbe!
In fondo, anche noi stiamo aspettando la nostra “risurrezione”, liberazione, che sembrerebbe essere ormai vicina. E tanti dei nostri desideri, di ciò che abbiamo sperato e progettato in questo tempo di isolamento... potranno sembrarci una delusione.
Luca ci dice di non buttare via quei desideri, quelle speranze. I due discepoli le portano con sé, le chiamano per nome. Per noi sarà forse la voglia di incontrare di nuovo le persone, l’intuizione che dovevamo rallentare, che sarebbe stato bene prenderci del tempo per meditare, per pensare a noi... Appena fuori, può darsi che ci riscopriamo come prima. Anche nel racconto del vangelo, infatti, la risurrezione c’è già stata, i discepoli lo sanno... ma per loro non è cambiato niente.
È Gesù, dapprima non riconosciuto, a far loro scoprire che le cose dovevano davvero andare così, erano già scritte. In fondo, lo abbiamo sempre letto e saputo che a inseguire efficienza e guadagno non vivevamo una vita autentica. Ed era un’intuizione che veniva anche, apparentemente, da lontano dal vangelo.
Gesù viene poi riconosciuto quando spezza il pane: è un gesto concreto, fisico, perché di concretezza abbiamo bisogno. Ma, nello stesso tempo, rimanda a un senso spirituale, lontano all’ultima cena, persino a un’assenza che però non è più mancanza. Chissà, forse se guarderemo a Gesù potremmo riscoprire che ci sono modi di colmare la distanza che coprono le assenze; potrebbe essere la contemplazione della persona piena di Gesù a farci trovare l’equilibrio giusto tra l’agire e il meditare, a farci concentrare su ciò che conta davvero.
Allora capiremo che siamo chiamati a vivere da risorti. E potremmo addirittura farlo ancora in isolamento.
III Domenica di Pasqua A Leggi il vangelo secondo Luca 24,13-35

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