di Angelo Fracchia

Nel dialogo di Gesù con i suoi discepoli, sono loro a sembrarci logici e sensati. Gesù sembra parlare per enigmi,...

in modo incomprensibile, come fanno coloro che vedono ben al di là di coloro a cui parlano. Come spiegare a un bambino piccolo la scelta di far fare loro esperienze da soli e poi, da grandi, di lasciarli partire, anche se si vuole loro bene, anzi proprio per quello? Come spiegare ai discepoli che se Gesù non si allontana dalla storia, da in mezzo a noi, noi non potremmo crescere, non potremmo diventare grandi, non potremmo entrare in quella relazione di affetto maturo, autentico e libero che lega il Figlio e il Padre, e nella quale, se vogliamo, possiamo essere inseriti anche noi?
Gesù si deve limitare a dire che deve partire, per il nostro bene, perché anche noi possiamo arrivare là dove tendiamo anche senza esserne consapevoli. Non spiega altro. Al punto che ci viene da pensare che ha ragione Filippo: «Non sappiamo dove vai, come possiamo sapere come venirti dietro?». La risposta di Gesù, che sembra strana, è in realtà azzeccatissima: «Io sono la via». Come se dicesse, a Filippo e a noi: «Lo so che non tutto ti è chiaro, ma se anche provassi a spiegartelo non ti diventerebbe più limpido. Io però ci vedo bene, so bene che cosa faccio: fidati di me! Segui le mie orme, vivi come me, e arriverai là dove non sai come giungere, dove non sai magari neppure di essere diretto, ma che è quello che desideri anche senza saperlo. In ultimo, fidati di me!».
V Domenica di Pasqua A Leggi il vangelo secondo Giovanni 14,1-12

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