di Angelo Fracchia

C'è un pastore, un guardiano, una porta delle pecore, il rischio di ladri e briganti. È Gesù la porta delle pecore.

Da lì si può entrare e uscire senza rischi, passando da lui entrano ed escono i pastori veri. È Gesù il punto di riferimento che mi fa cogliere se posso fidarmi, se posso ascoltare la voce del pastore. Chi si muove lontano da Gesù non è affidabile.
Ma la pagina di vangelo di oggi è ancora più difficile, perché sostiene che le pecore conoscono la voce del pastore. Conosco la voce di chi è stato con me, si è coinvolto con me, mi è stato accanto. E sono chiamato, per la mia sicurezza, a non seguire la voce di chi non mi conosce, di chi non è passato dalla porta delle pecore.
Non possiamo limitarci ad ascoltare umilmente, magari senza capire, magari immaginando che il pastore si stia sbagliando. Ne va della nostra vita: colui di cui non conosciamo la voce, che non ci conosce, non è un pastore affidabile. Dovremmo essere capaci di riconoscere quali pastori non vanno seguiti.
Ecco perché il vangelo di Giovanni prosegue anche oltre ciò che ascoltiamo oggi nella liturgia: il pastore autentico, il pastore "buono" (ma il vangelo dice addirittura "bello") è Gesù. Lui è ciò da cui occorre passare per essere utili, per difendere la vita del gregge, ma è lui anche colui che vale la pena seguire, che è buono ascoltare, perché ci conosce, è stato con noi e ha preso il nostro odore, e se appena gli presto attenzione, riconosco la sua voce come quella che parla davvero alla mia umanità.
IV Domenica di Pasqua A Leggi il vangelo secondo Giovanni 10,1-15

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