di Angelo Fracchia

«Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l'hanno posto!». È il primo annuncio pasquale, gridato da Maria Maddalena,...

secondo il vangelo di Giovanni. Ritorna peraltro spesso nei racconti evangelici sulla risurrezione l'idea che si stia cercando Gesù dove lui non è, che non lo si riconosca anche quando lo si ha davanti.
Solitamente gli esseri umani amano i defunti. Perché erano affezionati alle persone vive, perché sono riconoscenti verso ciò che da loro hanno avuto... A volte però anche perché i defunti non si lamentano più, non protestano, si può far loro dire ciò che preferiamo. Sono ormai in nostro possesso. È tentazione che inevitabilmente è venuta anche alla Chiesa, che a volte ha pensato di chiudere Gesù a chiave nei propri tabernacoli, di ritenerlo "cosa nostra".
Ma Gesù non è defunto, è risorto. Vive. E, siccome vive, continua a inventare, a spostarsi, a non lasciarsi trovare da chi crede di poterlo incatenare. È il Gesù che entra in stanze chiuse a chiave (Gv 20,19) e che si mostra quasi contemporaneamente in luoghi lontani (Lc 24), è il Gesù che si immedesima in persone imprevedibili (Mt 25,31-46) e che soprattutto chiama per nome a incontrarlo. Il brano del vangelo di oggi prosegue infatti con la Maddalena che, piangendo, chiede a quello che le sembra un giardiniere ma che è Gesù, se sa dove è stato portato il cadavere; a quel punto lui la chiama per nome, e a quel punto lei lo riconosce. E di nuovo Gesù la invita a non continuare a tenerlo stretto, a non trattenerlo.
Anche noi siamo chiamati per nome dal Risorto, ma non troveremo scritto da nessuna parte dove e come ciò accadrà. Ci chiamerà per nome e ci inviterà a incontrarlo ma a non trattenerlo, perché non è più un cadavere. Lo si potrà solo annunciare, condividere... e amarlo, lasciandocene stupire.
Domenica di Risurrezione, anno A Leggi il vangelo secondo Giovanni 20,1-9

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