di Angelo Fracchia

Di solito i vangeli sono almeno in parte prevedibili: certi episodi devono essere narrati. Di solito è già significativo se un vangelo dà...

a un certo episodio più o meno spazio e se lo sposta in avanti o indietro. Solo il vangelo di Giovanni si mostra più autonomo, ma anche lui si accosta agli altri quando ci muoviamo dalle parti dell'ultima cena.
Eppure Giovanni, proprio nell'ultima cena, compie una scelta sorprendente. Gesù si raduna per celebrare la Pasqua con i discepoli nelle sue ultime ore di vita. Ci aspettiamo che ci racconti l'istituzione dell'eucaristia, con il pane e il vino donati per tutti e per sempre. E invece no!
Giovanni ci dice che Gesù si china a lavare i piedi ai discepoli, quel gesto che la legge ebraica vietava di pretendere dagli schiavi perché sarebbe stato troppo umiliante. Si capisce bene la reazione di Pietro, ma la risposta di Gesù è ancora più netta: mi chiamate Signore, e dite bene, ma vi ho lavato i piedi. Tanto più voi servitevi gli uni agli altri.
Ma Giovanni va ancora oltre, non raccontandoci l'eucaristia. Se qualcuno vuole trovarla e la cerca al suo posto, troverà soltanto un gesto di servizio di Gesù assolutamente inconcepibile...
Risulta chiarissimo ciò che Giovanni vuole dire: se nella chiesa non c'è servizio reciproco, e servizio sul modello di Gesù, ossia senza recriminazioni, senza diritti acquisiti, senza limiti, non si può dire che manchi semplicemente qualcosa di secondario. Senza servizio reciproco, manca l'eucaristia.
Giovedì santo, anno A Leggi il vangelo secondo Giovanni 13,1-15

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