di Angelo Fracchia

Spesso si insiste sulla necessità di accostarsi preparati all'incontro con Gesù. Si dice che occorre essere in grazia di Dio,...

bisogna vivere la comunione con lui per poterla celebrare. Tutte osservazioni corrette, perché non si può vivere un incontro di amicizia se non si è intenzionati a vivere l'amicizia. Ma questo dice soprattutto il lato nostro, l'atteggiamento umano. Che cosa succede dalla parte di Dio?
Il lunghissimo vangelo delle Palme ci offre un indizio, anche se è un po' nascosto e si potrebbe non vederlo. In più, è un indizio che potrebbe sfuggirci perché ci stupisce un po'.
Gesù annuncia di sapere che uno dei dodici lo tradirà. Tutti i discepoli iniziano rattristati a chiedergli di chi si tratti, finché Gesù non risponde a Giuda che sa bene che sarà lui. In Matteo non si dice che a questo punto Giuda esca dall'assemblea, ma si passa immediatamente all'ultima cena: «Prendete, questo è il mio corpo; questo è il sangue dell'alleanza». Solo dopo si dice che uscirono verso il monte degli Ulivi, dopo aver cantato l'inno di Pasqua.
Insomma, pare proprio che Giuda fosse presente all'ultima cena, che Gesù abbia donato il proprio corpo e il proprio sangue anche per lui. Gesù sa che sarà presto tradito, ma non ritira la possibilità di comunione, di amicizia, neppure al traditore. Dio è colui che continua a offrire la possibilità di incontro con lui a prescindere da tutta la nostra storia, persino a prescindere dal nostro atteggiamento o intenzioni. La sua offerta è data, è presente comunque, è davanti a noi. A noi accoglierla o rifiutarla.
Domenica delle Palme, anno A Leggi il vangelo secondo Matteo 26,14-27,66, ma soprattutto 26,20-30

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