di Angelo Fracchia

Una donna che va ad attingere acqua al pozzo del paese: scena normale, al tempo di Gesù. Meno normale che questa donna...

ci vada da sola, intorno a mezzogiorno. Ad attingere acqua si va al mattino, quando l'aria è fresca, insieme alle compagne, per chiacchierare e aiutarsi a vicenda. Se ci si va da sole, è probabilmente perché si preferisce non farsi vedere.
E lì quella donna trova Gesù, che inizia a conversare con lei. E poco alla volta si scopre che questa donna con così tanto da nascondere ha avuto cinque mariti, si diletta di polemiche teologiche...
Gesù potrebbe anche chiarirle i dubbi, le dice, di passaggio, dove è il tempio vero, le conferma, ancora di passaggio, che davvero è senza marito se ne ha avuti cinque. Ma mentre le indica il giusto e il vero non la rimprovera mai; anche in ciò che potrebbe suonare come rimprovero, si astiene da qualunque giudizio. Gesù conosce la regola, la reputa anche buona, ma vede e ascolta innanzi tutto la persona.
Anche noi possiamo immedesimarci con la donna samaritana. Plachiamo spesso la nostra sete di bello, di senso, di vita con tante bibite artificiali che sembrano attraenti e promettenti, e ci lasciano la nostra sete, ci costringono a bere ancora. Ci appassioniamo di discussioni e polemiche in cui non riusciamo a riconoscere la persona che abbiamo davanti.
E poi, forse, incontriamo Gesù, che ci vede nel profondo, che ci può anche dire ciò che in noi non funziona, ma prima di tutto ci ascolta e ci guarda. E ci offre acqua pura, fresca, dissetante: «Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno».
III Domenica di Quaresima A Leggi il vangelo secondo Giovanni 4,5-42

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