di Angelo Fracchia

Trasfigurazione di GesùIl celebre brano della trasfigurazione di Gesù porta con sé almeno due domande. Perché a parlare con Gesù devono essere...

proprio Mosè ed Elia? E poi, perché Gesù non vuole che si parli di quello straordinario episodio prima della risurrezione?
Partiamo dalla seconda domanda. Sarebbe stato facile esaltare un Gesù che si presenti con un aspetto tanto eccezionale. Immaginiamoci che cosa avrebbero fatto i tre discepoli presenti se avessero avuto a disposizione un telefonino, per fotografare e condividere!
In mancanza di telefonini, immaginiamoci quanta voglia di raccontare l'accaduto appena fossero tornati dagli altri. Ma perché devono aspettare?
Il Figlio dell'uomo risorgerà dai morti solo dopo essere morto, è ovvio. E solo allora, dopo che Gesù sarà passato dalla fatica, dal dubbio su di sé e sui suoi discepoli, addirittura sulla volontà buona del Padre, si potrà davvero dare il peso giusto alla immagine del risorto, che qui è come anticipata. Solo la durezza della morte può restituire il senso giusto alla risurrezione.
Allora capiamo anche perché si scelgano come compagni e testimoni Mosè ed Elia. Certo, erano in qualche modo i rappresentanti rispettivamente della legge e dei profeti, ossia di tutto l'Antico Testamento. Ma entrambi, anche, si erano rifugiati sul monte (come Gesù adesso) quando erano stati presi dai dubbi, quando erano contestati dal popolo, quando temevano di aver sbagliato tutto.
Ci dicono che non c'è vittoria sfolgorante senza la fatica della lotta e della morte; e, insieme, ci promettono che dopo la fatica e il dubbio potrà venire la gioia della vita senza limiti.
II Domenica di Quaresima A Leggi il vangelo secondo Matteo 17,1-9

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